CUNTI

Ricordo quei caldi giorni d’estate, dove nel campetto giù al parco Galeazzi organizzavamo le nostre partite di pallone. La polvere, le ginocchia sanguinanti, le risate, le cadute… i nostri ricordi, l’infanzia. Ora invece non li riconosco più: Ciotto, Paoletto, Gennar o’ chiatt, se ne sono andati, hanno deciso di giocare un’altra partita, quella che non ammette sostituzioni in campo, quella che se perdi sei fuori.

Io a sedici anni ero già uomo, io ero già Rosario Cunto.

Il campo ora è vuoto, non giocano più le nostre partite, sono diventati marionette, sono usati, sono giocatori scaduti. Io e Gennaro abbiamo vissuto insieme, mia madre ci chiamava i “fidanzatini”. Poi un giorno ho deciso di diventare uomo, di essere grande, di farsi lo spinello la sera giù con gli altri. Anche io volevo crescere, così la sera mi associavo anche io a quei due tiri, così sembravo grande, così ero uomo. I due tiri di Gennaro divennero una canna al giorno, poi la sera era altro… non era più la semplice canna.

Io avevo paura, ho ancora paura.

Gennaro era cambiato, non era un uomo, ma un lattante che piange se non ha il latte dalla mamma. Così ogni volta che mi chiamava la sera per scendere non c’ero più. Ero nel campetto, facevo tiri in porta, assaporavo la vita, volevo essere uomo. Mio padre è in carcere da quasi un anno per contrabbando di sigarette e mia madre fa la cameriera per mantenere me e i miei 2 fratelli più piccoli. Gennaro per me è stato un fratello, mi diceva sempre che ero piccolo, che la vita era quella, che il divertimento era andare a ballare e non sapere se la mattina ti trovi a casa. Per me il divertimento era scendere la sera e fare dei tiri, ma in porta. Lui diceva che dovevo essere come lui, ma io sapevo che ero diverso. Lui era Gennaro, il ragazzo che ora ricordo e che la sera ricordo sempre in una preghiera, io invece sono Cunto.

Mi chiamo Rosario.

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Cunto il progetto (di Giuseppe Rongo - Atelier Re Mida Campania)

Scritto da Rosario Cunto Mercoledì 30 Maggio 2012 14:26

Cunto ha conosciuto la signora Anna, Gerozzo, Ciuotto e Nazista, anche Peppe V, Roberta De V, Manuel, Michele, Giggino, Alessandro e Sabrina C.

Rosario ha conosciuto a 15 anni dei nuovi amici, mentre i vecchi li aveva conosciuti a 14 anni quando andava alla G.B. Marino.

A 18 anni ha smesso di conoscerli e a 27 ha trovato lavoro.

A 30 diventa avvocato e a 31 lavora come avvocato.

Per due anni lavora poi viene licenziato.

Rosario trova lavoro a Napoli a 35 anni e mezzo come preside di una scuola.

Rosario, ormai diventato nonno, racconta ai nipoti di quando era giovane.

Gli racconta di quando se la faceva con Gerozzo, Tarzaniello, il Ciuotto e il Nazista, frequentava la terza per la seconda volta e tutti i giorni dopo le lezioni fumavano le canne.

Stavano a Ponticelli in uno scasso e lui vomitava sempre, perché fumare gli faceva male.

Rosario invece di fumare e vomitare sempre voleva stare con Tonia, ad un certo punto Trazaniello, Gerozzo, il Ciuotto e il Nazista lo picchiarono.

E da allora capì che loro era tutti un bleff.

Perciò disse ai suoi nipotini di avere compagni buoni e non come i suoi quando era piccolo.

Rosario ha finito la scuola, ha 18 anni e si è scocciato di stare al sud e vuole andare a fare un viaggio a New York.

Lì si diverte e conosce a una ragazza, si sposano ne fanno un figlio.

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La gita (di Gaetano Sibilio - Atelier Re Mida Campania)

Scritto da Rosario Cunto Mercoledì 30 Maggio 2012 13:52

Rosario Cunto ha 36 anni, stava sul treno andava a Sorrento al mare con sua moglie Maria.

Sul treno raccontò di quando era piccolo e aveva fatto amicizia con Paolo.

Lui gli faceva sempre gli scherzi ma spesso si litigavano e si davano tante botte.

Arrivata la fermata dove abitava Paolo, lui era affacciato alla finestra e vede che sul treno c’era Rosario, gli disse le parolacce e la moglie si arrabbiò e diceva pure lei le parolacce.

Paolo disse tu sei una cafona e Maria rispose tu sei uno scemo stai zitto!

Poi il treno partì e se ne andò.

Avevano raggiunto il mare e hanno fatto il bagno.

Dopo il mare sono andati al ristorante e hanno mangiato e sono andati a casa felici e contenti.

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Io e Rosario AxS (di Francesco Morra - Atelier Re Mida Campania)

Scritto da Rosario Cunto Mercoledì 30 Maggio 2012 13:49

Rosario è biondo, alto, ha 12 anni e va in prima media.

La storia si svolge a ponticelli nel P 2, Rosario ed io un giorno eravamo alla villa De Filippo e la sua fidanzata era in compagnia di una ragazza stupenda che voleva mettersi con me.

Io non la pensavo e lei era nervosa.

E le dissi “che cos'è che tieni?” e litigammo ma in settimana facemmo pace.

Ora tutti i giorni le andiamo a prendere a scuola di ballo e tutti i sabato andiamo a mangiare la pizza.

Rosario Cunto ha 31 anni, vive a ponticelli lotto 0.

Rosario racconta ai suoi figli che quando era un ragazzino c’erano alcuni suoi amici di scuola che erano: il Nazista, il Ciuotto, e Gerozzo.

Fumavano sempre spinelli, giocavano sempre a pallone.

Però poi capì che erano troppo cattivi e se ne andò via, e smise di stare con loro.

Poi il figlio disse: “allora non mi avvicinerò mai ai ragazzi che fumano spinelli”.

Il protagonista Rosario Cunto ha 50 anni ed è nonno e vive a Ponticelli con i suoi nipoti.

A lui non piace vivere lì perché è una monnezza di posto: tutte le cose sono rotte, e giù da lui c’è l’immondizia e ci sono i topi e la fontana caccia l’acqua marrone.

Così pensa di suicidarsi e si vuole buttare dalla finestra della camera da letto.

Rosario Cunto ha 3 nipoti, Gennaro, Daniele e Claudia, che vanno all’asilo nel otto zero.

Un giorno dice la moglie che lui vuole andare via da qui (perché è un incubo per lui).

Invece di suicidarsi dice alla moglie di andare in un altro paese con la sua famiglia e scelgono il P 2 perché è più ordinato e più sicuro per i suoi nipoti.

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