Napoli è ormai lontana…

 

In una bella giornata di settembre a spasso per il Cilento, Rosario Cunto incontra a Castellabate Lucio Isabella. In paese lo conoscono da sempre come “il ribelle” e la sua storia colpisce subito Rosario, che l’ascolta incuriosito. Lucio, quarto di una numerosa famiglia di contadini, rimasto orfano di padre ad 11 anni e costretto dalle necessità della vita, fa diversi mestieri: contadino, floricoltore, disegnatore navale, maestro d’ascia, artigiano edile. Come scrittore, Lucio rievoca quel mondo rurale e faticoso, ma colmo di valori e dignità, a difesa dei quali si è sempre battuto anche animosamente, motivo del suo bonario soprannome. Questi stessi valori e gli scenari cilentani sono esaltati nei suoi racconti e nei suoi romanzi. In particolare, “Napoli è ormai lontana” evidenzia le differenze tra vita urbana e vita campagnola. È una storia che parte dai motivi dell’emigrazione e si incentra, negli ultimi anni del 2000, su una famiglia napoletana di origini rurali. Tonino è un ragazzo turbolento, reso tale dal quartiere a rischio nel quale vive a seguito del lavoro del padre, ma trascorre le sue vacanze estive in Cilento, in campagna, dal nonno Pietro, che non conosce questi aspetti critici. Tra i due nasce subito la migliore delle intese e così Tonino riscopre la bellezza del sole, dell’aria, della terra, del cibo, valori che rinfrancano sia il corpo sia lo spirito. Ma Tonino sta male, perché nasconde al nonno la sua vita disonesta, che vuole lasciarsi alle spalle: è stato ladro, scippatore, spacciatore ed aspirante camorrista, in una Napoli sempre più caotica e avvolgente. Tanti eventi sconvolgono il ragazzo e lo conducono ad una migliore consapevolezza e a nuove opportunità di vita. Le parole di Lucio, prima ancora di donare copia del libro a Rosario, sorprendono quest’ultimo perché, seppure con le dovute differenze, un romanzo così denso di grandi problemi e di piccoli miracoli napoletani è davvero molto simile al racconto che Rosario stesso è stato in grado di far esprimere a centinaia di bambini e ragazzi suoi conterranei nella periferia di Napoli Est. Una dedica di Lucio a Rosario conclude così il piacevole incontro e l’omaggio del libro, opera curiosamente incoraggiata da docenti napoletani e rimessa per migliore educazione ai loro stessi alunni, proprio come se questi ultimi dovessero intendere che bisogna sfuggire alla prima vita di Tonino, per abbracciare da subito i profondi valori che lo stesso ragazzo lentamente fa suoi e che desidera promuovere, si scoprirà, soprattutto presso bambini, ragazzi e giovani della periferia di Napoli. Proprio come Rosario.