Ehh… già! (di Tony Barile - ITI Marie Curie)

 

Eh…già , e sono ancora qua, tra le vie malandate di Ponticelli, un quartiere tanto amato prima e tanto odiato poi… tutto ebbe inizio una decina d’anni fa, era il 9 Luglio 2006, lo ricorda distintamente, si giocava la finale del campionato mondiale di calcio, era un delirio, la nostra Italia era li a contendersi il titolo contro gli sporchi Francesi e noi eravamo qui, solito posto solita gente, una banda di scalmanati che si riuniva nel circoletto sotto casa a fare “tutto” e a fare niente.

Quella sera eravamo più eccitati del solito, ma nel vero senso della parola. Tra Sesso, Alcool e Droga… bhè fate un po voi!!! Conobbi la Pornografia in persona, “na  cessa” che di uguali non ce ne erano in giro, ma conobbi anche la mia morte: la cocaina. “Rosà… Rosà” era questo il nome che si ascoltava, che rintronava con persistenza, era come se avessi un martello pneumatico “Arind e cerevell”. Era il mio nome. Ero un ragazzino come tanti, un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling  stones, è vero sembra il ritornello di una stupida canzone di quel coglione di cantante di cui non ricordo nemmeno il nome; in realtà non amavo ne i Beatles e ne tanto meno Rolling stones, anzi non sapevo nemmeno chi cazzo fossero, ma in compenso amavo Anna Falchi e Megan Fox.

9 Luglio 2006, avevo circa 22 anni, senza una lira in tasca, e una famiglia da portare avanti; si perchè il mio bel paparino se ne stava tutto il giorno a cazzeggiare, non ho mai capito che “fatica” facesse. Quella sera degli amici mi proposero un colpo da fare; "è na cosa pulita", cosi loro dicevano, ma io sapevo bene che di pulito c’erano solo i miei capelli appena tagliati per l’occasione e tutti gelatinati. "Gliamm bell vien cu nuglie" mi dicevano, “non può accaderci nulla di male”… alla fine accettai.

Il colpo consisteva nel mettere le mani su una partita di cocaina, che secondo loro gli apparteneva e che gli era stata rubata dal clan dei "…", da sempre rivali in “commercio”.  L’appuntamento era fissato, data e luogo erano stabiliti, vi era solo da decidere l’orario più opportuno, prima serata o notte inoltrata, era questo il dilemma. Allo scoccar dell’ora eravamo tutti li, in attesa che il boss decidesse il da farsi. “piglt nù poc e chestà robba, te fa ben” mi disse il mio caro amico Lucignolo detto “à Quaglia”, “te fa sballà nu capisc chiù niente, part a razz”. Ebbene il boss si decise, si parte!

Ebbene si, partii davvero, ma per il pronto soccorso, con una pallottola conficcata in un braccio, con la milza spappolata per metà, e un tasso di stupefacenti nelle vene che faceva invidia al più grande cocainomane del quartiere, e per di più lei era li con le braccia spalancate con un camice a righe grigie e nere, come una mamma ubriaca che ha intenzione di coccolare i suoi bambini, era li a volermi dire, sarai mio per un bell pezzo: la galera! Un processo breve fu istaurato, associazione a delinquere, spaccio e consumo illecito di stupefacenti, detenzione e trasporto di armi illecite, erano questi i capi d’accusa che pendolavano sulla mia testa.

15 Luglio 2006, in quella fottuta aula magna di quel fottuto tribunale del cazzo fu emanata la mia condanna: venti anni di reclusione con appello di grazia alla conclusione del decimo anno. E allora, come dice il grande Vasco, eh… già, sono ancora qua, a raccontare la mia storia mentre raccolgo carte per strada, a rimpiangere ciò che è stato fatto e ciò che non è stato fatto, a ripensare i bei momenti passati con gli amici, ma quelli veri, quelli che a volte ti dicono di no e che a volte tu hai mandato a fanculo.

Eh… già, e sono ancora qua.