"Miezz e tarantell' " (di Luca Aprea - ITI Marie Curie)

 

Un giorno d'estate affacciandomi al balcone vidi un gruppo di ragazzi dare quattro calci ad un pallone. Rimasi un pò a pensare, mi sembravano quelli giusti, dei tipi svegli con cui legare. Allora entrai in azione e chiesi di poter giocare con loro a pallone... Tra chiacchiere e risate trascorrevano le nostre serate, aspettando il giorno nuovo per poterci reincontrare. Giorno dopo giorno, la nostra amicizia diventava sempre più solida e leale, ormai ci reputavamo dei fratelli, non vi erano liti, non vi erano segreti, eravamo soltanto geneticamente differenti.

Divenuti maggiorenni decidemmo di intraprendere un viaggio, come meta stabilimmo IBIZA dove disco, alcool e sesso la facevano da protagonista in quel mondo sempre più depresso. Una settimana da DIO, una settimana per fare tutto quello che nella vita quotidiana non era permesso, il tempo volò ed ormai non restava altro che ritornare in quel "cesso".

Arrivato a Ponticelli, a pochi passi da casa, ad un tratto la polizia mi fece cenno di accostare come se volesse perquisirmi, ero sicuro di essere in regola, ma quando i due sbirri decisero di controllare la mia valigia, trovarono della droga messa lì da i miei amici a mia insaputa. Bèh, begli amici!

Era meglio starmene li, chiuso nella mia stanza, isolato da tutti e tutto a farmi seghe mentali sperando che un giorno diventassero reali. I miei genitori mi dicevano di crearmi una vita sociale, costruire nuove amicizie, trovarmi un ragazza e di non restare tutto il giorno chiuso nella mia stanza. Ora sono qui dal mese di settembre, dietro queste sbarre, la vita non si vive, la libertà non si sente, quasi non sembra reale, è un incubo, spero stia per terminare.