Dopo il Liceo Rosario... (di Valeria Scognamiglio - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Dopo il Liceo Rosario aveva proseguito gli studi alla facoltà di Ingegneria chimica a Bologna dopo aver vinto una borsa di studio per i suoi ottimi risultati scolastici. Aveva vissuto per 6 anni al Nord ma non aveva di certo dimenticato tutto quello che aveva passato nella sua città. Quando terminò gli studi decise di ricongiungersi con la sua famiglia e cercare lavoro da quelle parti, anche se non era facile.

Il rientro fu traumatizzante, quella del nord e quella del sud e, più precisamente quella di Ponticelli, erano due realtà completamente differenti. Rientrando a casa, mentre percorreva con l’auto il viale dove risiedevano i suoi gli parve di scorgere dei volti familiari. Rosario li riconobbe subito, erano loro che avevano reso la sua adolescenza un vero e proprio inferno, erano loro e le persone come loro la causa per cui rosario era voluto andare via. In quel momento pensò a una cosa a cui aveva pensato più volte nel corso dei sei anni che aveva trascorso al nord, lui si sentiva un verme, si sentiva un verme per essere fuggito come un vigliacco, credeva di avere il DOVERE di dover fare qualcosa per far cambiare le cose, perché nessun ragazzo dovesse passare quello che aveva passato lui, perché gente come i ragazzi che lo avevano importunato da giovane scomparissero da Napoli rendendolo un posto migliore.

Dopo i lunghi festeggiamenti che la famiglia aveva organizzato per il suo ritorno, i giorni che seguirono Rosario li trascorse quasi sempre rinchiuso nella sua camera che, quelle poche volte che usciva, chiudeva a chiave. Nessuno sapeva perchè lo facesse, e nessuno se ne preoccupava, Rosario era sempre stato un ragazzo tranquillo, pensavano semplicemente che volesse un po’ di privacy. La verità è che Rosario pensava ancora come cambiare le cose. Non trovò un modo per cambiarle radicalmente ma un modo per renderle un po’ migliori si.

Il mese successivo al suo ritorno infatti lo aveva passato chiuso nella sua camera a mettere in pratica le conoscenze che aveva acquisito il sei anni all’università, e un giorno finalmente uscì dalla sua stanza senza chiuderla a chiave, indossava un giubbino molto pesante però e sembrava molto più grasso di quello che era in realtà, ma, anche sta volta, nessuno ci fece tanto caso. Rosario si diresse verso una palazzina, la palazzina dove vivevano tutto quel gruppetto che lo aveva tormentato per anni quando viveva li. Munito di un megafono fece un casino tale da spingere tutti quelli che vivevano li ad affacciarsi.

Poi, accertatosi che nessuno della banda mancasse all’appello si sbottonò il giubbino e quello che tutti i presenti poterono vedere fu spaventoso, un carica esplosiva capace di disintegrare l’intera palazzina e quella accanto. Con un telecomando minacciò di farsi esplodere se qualcuno si fosse mosso solo di un centimetro, così aveva tutti in pugno e li guardava con un sorriso soddisfatto convinto che a breve avrebbe avuto la sua rivincita.

Intanto una signora sulla sedie a rotelle che non era uscita fuori al balcone ma aveva osservato tutto dalla finestra prese il telefono e chiamò la polizia spiegando ciò che stava accadendo. Subito 4 auto della polizia e una squadra di artificieri si diressero sul posto a sirene spente, entrarono dal cancello sul retro in modo da sbucare alle spalle di rosario. I poliziotti si guardarono in faccia e capirono che non avevano scelta, se Rosario si fosse accorto della loro presenza avrebbe fatto saltare tutti in aria. Tutti acconsentirono con lo sguardo quando videro il poliziotto alzare la pistola ad altezza della testa di Rosario. Dopo aver preso bene la mira premette il grilletto.

Rosario non ebbe nemmeno il tempo di rendersi conto di quello che era accaduto, sentì un boato, una fitta alla testa e niente più, cadendo però la mano si chiuse sul detonatore, ci fu un esplosione fortissima che distrusse completamente la palazzina e non risparmiò nessuno. La violenza aveva generato violenza, che a sua volta aveva generato altra violenza, si era innescata una reazione a catena destinata ad andare avanti a colpi di vendette e dispetti a discapito anche di gente innocente. Ne valeva davvero la pena?