IO AMO IL SOLE. (di Sara Savino - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Ricordo che voleva fare il ragazzino grande, che conosce la vita, che sa difendersi, ma fu stupido, davvero tanto, era troppo piccolo, troppo ingenuo per capirne il pericolo.
Sognava di diventare qualcuno, sognava di avere un futuro, ma in quell’istante che ancora ricordo ogni suo sogno svanì colpito da un proiettile che lentamente gli perforava corpo e anima.
Abitava al secondo piano del mio stesso palazzo e quanto gli volessi bene soltanto io potevo saperlo, ricordo ogni secondo che passammo insieme. La realtà in cui vivevamo era brutta, orrenda e lui ed io tra quattro case arancioni passavamo le nostre giornate. Viveva, come me, nel parco di topolino, a ponticelli, così soprannominato da non si sa chi. Un ammasso di palazzi uguali l’un l’altro, con piccole finestre dalla quale non vedevamo il sole, e lui, ROSARIO CUNTO, amava il sole più della sua stessa vita.

Un giorno, non ricordo ne quando, ne perché, Rosario, dette una svolta negativa nella sua vita.
I suoi ideali, il suo amore per la luce e per il sole, in cambio di denaro sporco.
Iniziò a frequentare gente poco raccomandabile, che gli affidava di giorno in giorno qualche “lavoretto” :

SPACCIO; SPARATORIE.

DOV’ERA FINITA LA SUA VOGLIA DI VEDERE IL SOLE ADESSO CHE FUGGIVA NELL’OMBRA?
DOV’ERA FINITO L’AMICO CHE SOLTANTO IO SAPEVO DI AMARE?

Non riuscivo a rendermene conto. Ricordo l’ultima colta che lo vidi, fu l’ultima davvero. Si trovo’ nel mezzo di una sparatoria tra clan, e il piccolo giovane Rosario Cunto, diciassettenne, perse la vita.
Ricordo che amava paragonare la sua esistenza al sole, tanti raggi, tante sfumature, tanto colore.
Ricordo che in quel mare di ROSSO, negli ultimi istanti di se’ mi ripetè a labbra socchiuse, tra i singhiozzi dei miei pianti “IO AMO ANCORA IL SOLE.”