C'è ancora luce nell'ombra. (di Maria Paola Esposito - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Ero lì, immobile, seduto per terra in quella specie di stanza tutta in disordine, con una finestra che affacciava in uno dei viali più brutto e quasi sempre senza luce di Ponticelli. Erano passati pochi minuti da quando avevo staccato la telefonata, dall'ultima volta che avevo sentito quella voce, la sua voce. Non riuscivo a capire cosa fosse successo, incominciavo a vedere tutto buio intorno a me, c'era solo un riflesso di luce che penetrava dalla finestra, ma forse sarà stata solo una mia illusione. In quella stanza quasi tutta buia ad un tratto vidi tutti i miei ricordi scorrere sulla parete della stanza come se la luce facesse da proiettore; in quel momento stavo rivivendo la mia vita. Mi sentivo rinato, forse ero di nuovo felice fino a quando su quello "schermo" una frase mi colpì profondamente :"Mi dispiace, ma finisce tutto qui".

Ricordavo, si ricordavo ancora quella frase detta con voce fredda e decisa, quella frase che davvero mi stravolse il cuore. Volevo dimenticare tutto, far finta che lei non ci fosse mai esistita. Ma come potevo diementicare? Niente può essere diementicato, tutto fa parte di un ricordo ed io come, come potevo diementicare la sua bellezza, il mio stare bene ed essere felice con lei, le nostre risate, la parola NOI!

Avevamo sbagliato entrambi. Tutti possono sbagliare e tutti da uno sbaglio imparano l'errore. Il mio errore è stato fidarmi troppo delle persone, di lei in particolare, ma, diciamoci la verità, tutti, chi in un modo chi nell'altro, chi prima chi dopo, deludono soprattutto le persone da cui non te lo saresti mai aspettato. Io cosa potevo farci, ormai avevo perso le speranze e giurai di non innamorarmi più, volevo che anche gli altri provassero quello che stavo provando io.

Dopo tre ore decisi di alzarmi da quello scomodo pavimento, non riuscivo a reggermi in piedi, sentivo la mia testa scoppiare ed una voce urlare forte. Era il ricordo della voce di quando ero bambino, quando sognavo ancora, quando immaginavo la vita come una bellissima favola... Sentivo tante risate, risate e poi ancora risate che mi diedero il coraggio di credere ancora in qualcosa, ma soprattutto in me stesso. Piano piano la voce svaniva sempre di più ed io ritornai alla realtà, continuava il silenzio e poi ancora buio; mi appoggiai alla finestra per non cadere, il forte dolore mi aveva reso debole, ma quando alzai lo sguardo una luce fortissima mi illuminò il viso ed il forte calore sembrava quasi abbracciarmi dandomi la forza di continuare a guardare avanti. Ormai quella storia era finita ma la mia vita continuava, avevo solo sedici anni.