…uscì da quel mulino... (di Maria Salvati - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

…uscì da quel mulino, sentivo il mio corpo pieno di lividi, mi sentivo malissimo, ma feci finta di niente.

Salì su quel pullman, al primo posto, allontanandomi cosi da loro che occupavano, come al solito, l’ultima fila. Vicino a me si sedette lei, Carmen.

Non avevo mai fatto caso a lei, ai suoi occhi color ghiaccio.

Non mi disse niente e neanche io lo feci, fino a quando non sentì una fitta sotto al cuore e mi lamentai.

Cos’hai?” mi chiese.

Niente” risposi, ma lei, testarda mi alzò un po’ la mia maglietta e vide tutte le ferite e quell’enorme livido.

Cosa ti hanno fatto?” Esclamò spaventata.

"Abbassa la voce, stupida! Non dire niente".

Stette zitta per tutto il resto del viaggio.

Mandò solo un sms , ma in quel momento non capì a chi era indirizzato.

Scesi dal pullman, mi trascinò con lei in una macchina.

Alla guida c’era un ragazzo, il fratello credo.

Ma e fatt tuoij nun te fai mai!”.

Iniziarono a litigare e sinceramente non seguì il discorso, riuscivo solo a sentire dolore, un dolore non solo fisico. Arrivati in ospedale mi medicarono e mi dissero che avevo una costola rotta e che dovevo rimanere lì per un po’. Lei venne tutti i giorni a trovarmi.

Passava interi pomeriggi con me, e giorno per giorno parlavamo sempre di più.

Una sera se ne andò dicendo "Partiamo, scappiamo da qui. Se tu ci sei, io ci sono”.

Non mi lasciò neanche il tempo di riflettere che uscì dalla stanza.

Non dormì tutta la notte al pensiero di quella frase.

Il giorno dopo non venne.

I medici mi dissero che il mercoledì seguente mi avrebbero dimesso.

Trascorsi anche quella notte insonne.

Alle 12,00 uscì dall’ospedale e la trovai lì, di fronte a me, con una valigia vicino. 

Le andai vicino e le sussurrai “Ok, andiamo”.

Prendemmo il pullman, arrivammo a piazza Garibaldi, salimmo sul treno per Milano.

Passarono poco più di nove ore prima di arrivare.

Non parlammo molto.

Finito il viaggio, scendemmo dal treno ed iniziammo a camminare.

Scendemmo quella lunga scalinata e ci trovammo lì, di fronte ad una città a noi del tutto sconosciuta.

Era buio.

Non sapevamo cosa fare, ne a chi chiedere informazioni, ne dove andare.

Non sapevamo niente.

Eravamo spaventati si… eravamo spaventati ma terribilmente felici.