All’ultimo piano... (di Marcella Capasso - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

All’ultimo piano di quel palazzo pieno di crepe, malandato, situato tra i quartieri più al rischio della parte est di Napoli, dove vivere è un’impresa ardua abita la famiglia Cunto. L’appartamento fatto di sole due stanze, impregnato dall’odore dell’umidità, gli infissi arrugginiti, dove i piu comuni elettrodomestici facevano da semplice ornamento all’abitazione perché non potevano essere utilizzati in quanto le spese sarebbero state insostenibili; è lo scenario dove la famiglia Cunto passa le sue quotidianità.

Un papà poco istruito ma intellettualmente evoluto, capace di inventarsi un lavoro ogni giorno, perché quello fisso da un anno lo aveva parcheggiato nell’androne della disoccupazione. Una madre tutta dedita alla casa, all’amore per i figli e fine ragioniera nello spartire i pochi soldi che a fine giornata arrivavano sul tavolo della cucina per mandare la famiglia avanti.
Tutto questo nei quartieri così dissociati da quella che è la "Napoli bene" non basta per vivere dignitosamente. Sembra che chi nasce nei quartieri a rischio abbia un destino segnato, nei quartieri periferici brilla un sole diverso da quello che brilla nei quartieri alti, i palazzi e le persone che vi abitano riflettono una luce pura diversa. I nostri invece nascono e vivono come quartieri all’ombra...

In questo contesto inizia la storia di Rosario figlio dei Cunto. Rosario ha circa diciotto anni, alto quanto basta magro ma non troppo, moro occhi castani, un viso bellissimo ma gia segnato dalle ansie di quel che sarà il domani. Per Rosario però il domani non è ciò che farà a 20 o 30 anni, ma il suo futuro è gia il giorno successivo. Egli sa che nulla per lui potrà essere garantito dalla sua famiglia. Si sente gia grande o per meglio dire sa che è necessario sentirsi tale, senza però capire i limiti e saper scegliere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, cio che è legale e cio che non lo è. Vorrebbe essere un ragazzo pulito ma in quel quartiere questo è sinonimo di perdente e quindi accetta di adattarsi a quel contesto sociale, segue le orme degli amici del quartiere e sceglie di vivere di illeciti. Li affianca nel loro modo di vivere contrario alla morale, all’etica e alla legge dello stato.

Rosario quindi, trascorre la maggior parte dei suoi pomeriggi nel quartiere in compagnia di suoi coetanei, considerati dai suoi genitori semplici ragazzetti ma che in realtà formano una vera e propria banda criminale. Il nostro protagonista fa parte di quella banda di delinquenti da circa sei anni; ormai è considerato uno dei più grandi, quello esperto, il più intelligente perciò gli toccano i "ruoli" chiamiamoli così piu complicati. Il mese di maggio da circa tre anni arriva sempre il carico di "roba" che "o brigant" il capo di quella banda considera il più importante dell’anno. Rosario sa bene di che roba si tratti ma fino ad allora non si è mai voluto immischiare in quelle situazioni così complesse e rischiose.

A Febbraio però Rosario si era fidanzato con Angela una ragazza stupenda sia fisicamente che caratterialmente delle parti alte di Napoli, che non condivideva il tenore di vita del suo fidanzato; il 13 Maggio sarebbe stato il suo compleanno e Rosario volendole davvero bene vuole farle un regalo alla sua altezza. Così chiede al suo capo di avere un aumento sulla paga dello spaccio di droga, ma questi accetta solo a patto che Rosario faccia da palo il giorno dell’arrivo del carico. Rosario accetterà solo qualche giorno dopo anche se combattuto. Arrivata la sera del giorno prestabilito Rosario insieme ai suoi compagni arrivano in quel porto non troppo distante da casa loro. Al momento dello scambio della merce il sogno malato e viziato di quei criminali viene infranto. Colti in flagrante dalla polizia Rosario e i suoi complici vengono arrestati. Quest’ultimo subisce la prima condanna , quella del processo, alla fine del quale sarà condannato a dieci anni di reclusione.

Durante gli anni della condanna Rosario ha soltanto due obiettivi, quello di riscattarsi nei confronti della sua famiglia rimasta sempre onesta nella povertà e quello di studiare perche crede che soltanto con lo studio si puo essere liberi di compiere delle scelte, anche se le strade giuste sembrano essere le più difficili. Diventa consapevole che la forza della volontà di vivere nell’onestà la si puo trovare soltanto nella gratificazione di pensare con la propria testa e sentirsi liberi pur avendo idee molto lontane da chi ci è vicino che trova ricchezza e agiatezza nell’immediato violando ogni legge morale e civile.

Sono passati dieci anni e Rosario è un libero cittadino, si è laureato in medicina e deve completare la specializzazione. Sceglie da uomo libero di tornare a vivere nello stesso quartiere la cui realtà, l’odore malsano e lo squallore dei palazzoni lo aveva condannato a dieci anni di carcere, ma anche a a dieci anni in cui aveva avuto la possibilità di trovare la sua vera indole. Rosario diventerà medico, ma si dedicherà al sociale, fonderà un’associazione per i giovani: "i miei ragazzi", per sostenerli ed invitarli a vedere la strada per un futuro meno disperato di quello che appare ai loro occhi. I suoi messaggi sono quelli di essere consapevoli di cio che vorranno essere, non li invita a fare e non fare le cose, ma li sprona a non avere paura di non seguire chi vive nell’illegalità.

Per Rosario aiutare i giovani del quartiere non significa spaventarli delle conseguenze del loro agire, ma significa dargli il coraggio di scegliere la loro vera natura. In quartieri come quello dove vivono quei ragazzi compreso Rosario vivere è un rischio non un diritto, ma se avranno la determinazione di scegliere la strada giusta, il diritto lo troveranno in loro stessi, nel loro coraggio di vivere onestamente. Rosario svolge con determinazione e dedizione la sua professione ma ricorda sempre "ai suoi ragazzi", che quel trascorso della sua vita se lo porta dietro sempre tatuato nella pelle e nell’animo. Per tutti, anche per i suoi colleghi resta sempre un ex detenuto, è come un odore o come spesso dice una "puzza" indelebile. Per Rosario però questo non è un punto di debolezza ma un punto di forza, perche ognuno dei suoi ragazzi nel guardare la sua strada, potrà avere il coraggio di sopravvivere al marcio che li circonda.