“Hai quello che ti ho chiesto?” (di Ludovica Mariano - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Hai quello che ti ho chiesto?

Tutto” – dice Rosario.

Bene

Allora, come si procede?

Noi proseguiamo. Tu adesso te ne vai

Mi avevate promesso…

Non importa cosa ti avevamo promesso. Vattene, o ti pentirai di essere rimasto” – lo dice un altro, il capo della banda, il capo un po’ di tutto ciò che ha a che fare con la camorra.

Non importa cosa gli abbiano promesso, lui se ne deve andare. Rosario se ne va, senza guardare negli occhi nessuno e senza lasciarsi dietro briciole di pane, come aveva fatto fin troppe volte.

Rosario sapeva a cosa sarebbe andato incontro e non si stupisce che la camorra l’abbia imbrogliato. Ma tutto andava provato perché Mario avesse almeno una probabilità di sopravvivere.

Cammina per le strade notturne pericolose di Napoli, nessun passante a quest’ora, nessun cane in città. Il vento trasforma i suoi capelli in fruste che gli arrossano il viso, ma a lui non importa. E dopotutto non importa neanche a me. Io cammino con lui, “va fatto e dobbiamo farlo insieme” gli dissi, perché è colpa tua pensai, e lui parlava sempre ma quel giorno non rispose, ed eccoci qui a farci spazzare via dal vento forte e freddo, assaporando ogni piccola molecola di fallimento e sputandola subito dopo.

Lo guardo negli occhi scuri, gli occhi neri.

Dimmi che c’è un’altra possibilità, dimmi che c’è un’altra soluzione

Ma non c’è e lui non me lo dice.

Rosà, dimmi che non devo perdere la speranza”.

Rosario urla “Non posso! Non posso, ok?”, gli occhi pieni di lacrime, “Non so più cosa possiamo fare per salvarlo, Andrè, non lo so. Ci hanno imbrogliati, l’hanno fatto sempre e sapevamo che questa volta non sarebbe stato diverso. Ma era l’unica possibilità, e ci abbiamo provato

E a me non basta averci provato, non basta neanche a lui, io lo so, lui lo sa.

E adesso?” – chiedo.

E adesso torniamo a casa

Senza Mario non ci torno a casa!

E cosa vuoi fare, Andrè? Cosa? Sai che chi lo rivuole indietro più di tutti sono io

Allora fa’ qualcosa

Ma non è così semplice. Niente è mai stato semplice.

Quando dissi a Rosario di me e Mario, lui non fu contento, ma abbozzò un sorriso. Di quel giorno mi ricordo che iniziava la primavera e che ascoltavamo De Andrè cantare tra le casse, io e Mario ci guardavamo come fa di solito chi nasconde qualcosa.

Ma cosa?” – mi chiede Rosario.

Sparagli, Piero, sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora. Fino a che tu non lo troverai esangue cadere in terra e coprire il suo sangue” – canto, per metterglielo in testa, perché si decida a correre indietro e riprenderci il mio Mario. Me lo deve: se non fosse stato per lui, Mario non sarebbe mai stato rapito.

Non voglio vedere gli occhi di un uomo che muore, non voglio essere come loro!”

Ripenso al giorno della verità. Quel giorno fu contento che almeno non lo nascondessimo più, disse. Infondo si vedeva, si vedeva da come ci guardavamo, da come camminavamo lontani e inconsapevolmente ci avvicinavamo, si vedeva da tutto, disse.

Rosà, torniamo indietro

Andrè, non possiamo

Nessuno m’impedirà di voltarmi e correre indietro, Rosà, neanche tu. Ma non posso farcela da solo. Ho bisogno del tuo aiuto, ho bisogno di te

Rosario mi guarda fisso come ha già fatto troppe volte, so cosa sta pensando ma non lo ascolto; e lui lo sa.

È solo colpa tua, penso. Tutta colpa tua. Se non avessi iniziato questa tua stupida lotta contro i camorristi, questo non sarebbe successo. Me lo devi, ti prego torniamo indietro, grido nella mia mente.
Rosario inizia a camminare lentamente, sforzandosi di non correre e sforzandosi di non cambiare idea. Io capisco che lo fa solo per me, anche per Mario ma principalmente per me, apprezzo, e con lo sguardo cerco di trasmettergli tutte le parole che non avrò mai il coraggio di dirgli.

Sussurro un “grazie” e iniziamo la nostra corsa notturna controvento e contro il mondo e nessuno ci fermerà più, proprio nessuno, neanche De André.