Dove finisce il mondo, dove comincia il cielo. (di Ilaria Amaro - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Ci sono poesie nascoste, in cassetti rotti di stanze chiuse a chiave.
Poesie che nessuno ha letto mai, poesie che qualcuno ha scritto piangendo in silenzio, mandando giù una Domenica andata male, insieme a qualche pugno della vita, che conosce i nostri punti deboli, che sa sempre dove colpire.
E colpisce, forte.
Ci sono poesie, preghiere alla notte che continuano a gridare, anche se nessuno le ha mai sentite.
E ci sono poeti che si perdono, perché in un cassetto ci stanno stretti, ma quando provano a camminare nel mondo cominciano a barcollare, per l’immensità del cielo, storditi dal sole, spinti dal vento.
Ci sono poeti che non riescono più a tornare a casa, e poeti che invece da casa stavano scappando.
Ci sono poeti che corrono forte, perdendo il ricordo della strada del ritorno, insieme ad un buon motivo per tornare, poi, dopo la corsa.
Rosario era un poeta.
A modo suo, per i suoi cassetti rotti, era un poeta.
Scriveva di suo padre che piangeva di nascosto, e di sua madre che non poteva neanche nascondersi, lei e il suo dolore… non potevano.
Loro dovevano piangere in cucina, che troppe lacrime, in camera da letto, non c’entrano.
In una casa piccola come quella Cunto non c’è spazio per tante fughe, non c’è spazio per più di un silenzio che vuole scappare dagli sguardi inquisitori di una famiglia, famiglia preoccupata per un futuro che non si regge in piedi.
Ci sono solo quattro mura, in casa Cunto, quattro mura che ascoltano tutto, e riferiscono, poi, dopo, a tutti gli altri.
Ci sono solo otto braccia e quattro pance vuote, certi giorni, quelli più duri.
Raffaele lavorava.
Lavorava, ma non sempre.
Lavorava...
Lavoro a nero, però, di quelli che ti fanno sudare ma nessuno lo sa.
Nessuno sa che ti stai muovendo, che il tuo corpo vive come quello di chi ti butta in faccia quei quattro soldi a fine mese.
Nessuno sa che la tua fronte sputa sudore e sogni marci, sudore e voglia di andar via, di scappare con le tue scarpe rotte, che hanno conosciuto la pioggia, e i sassolini della strada, che ti graffiano i piedi tra un dito e l’altro, che ti costringono a fermarti.
Nessuno sa che esisti, che un posto nel mondo dovrebbe essere tuo di diritto, perché un giorno qualcuno ha deciso di farti nascere, di farti urlare il primo pianto, di farti respirare…
E quel qualcuno deve assumersene le responsabilità, lasciandoti il posto tuo, scrivendoci sopra il tuo nome in rosso, che col nero del lavoro fa contrasto, che sul nero del lavoro risalta.
Lavoro a nero.
Lo chiamano così, quello di Raffaele.
Lavoro nero come la notte, senza stelle, senza luna, senza Dio.
Lavoro a nero, di quelli che nessuno riconosce, di quelli che fanno finta di non conoscere.
Nessuno sa, se lavori a nero.
Nessuno sa delle tue mani rotte, spaccate dal freddo e dall’acqua sporca.
Nessuno sa che hai due figli che ti aspettano, nessuno sa che uno dei due si chiama Rosario, e scrive poesie.
Rosario scrive e legge libri, che gli prestano, che ogni tanto Raffaele riesce a comprare con qualche sacrificio in più.
Nessuno sa che l’altro figlio si chiama Dario, e ha quattro anni.
Nessuno sa che Rosario gli racconta le storie prima di andare a dormire, gli racconta di posti belli che inventa solo per far nascere un paio di sogni, posti belli che esistono davvero, ma lui ancora non lo sa, perché non li ha visti mai.
Nessuno sa che Dario, tutte le sere, prima di andare a dormire chiede.
Chiede a chi c’è, a chi arriva a chiudergli la porta, a chi gli porta l’ultimo bacio.
“ …Dove finisce il mondo? Dove comincia il cielo? “.
Certi giorni finisce in quella casa, il mondo.
Certi giorni in quella casa il mondo crolla, e si porta dietro tutto.
Certi giorni tutto comincia e finisce nelle quattro mura di casa Cunto.
Quando Raffaele torna a casa e non tocca Maria, per paura di farle male, con le sue mani gonfie, con le sue dita rotte, quando le da un bacio sulla fronte, pieno di tristezza e paura, in quel momento…
Tutto crolla.
Quando Rosario non ha soldi per comprare un libro, quando deve vendere quelli che ha…
Tutto crolla.
Quando Maria piange, quando gli altri annegano dentro al suo pianto…
Tutto crolla.
Quando la notte non finisce, quando è notte anche col sole…
Tutto crolla.
Quando Dario chiede e nessuno risponde…
Tutto crolla.
Lavoro a nero.
Nero dentro, nero del carbone, nero del futuro nero dei tuoi figli.
Lavoro a nero.
Nero sporcato dal rosso del sangue, nero dello sfruttamento, nero di dodici ore al giorno, nere di inferno.


“Il mondo finisce dove cominciano gli uomini.
Il mondo finisce quando un’essere umano smette d’essere, strappando via con i denti la dignità a qualcun altro, lasciando che le sue scarpe siano rotte, e piene di sassi.
Il mondo finisce di notte, quando i sogni si sudano e evaporano via, insieme all’aria, che è l’insieme di altri sogni.
Il mondo finisce quando niente più comincia, quando tutto quello che la vita offre non è anche per te, e lo sai.
Il mondo finisce quando arrivi in ritardo e nessuno ti ha conservato niente.
Un piatto in più, un posto a tavola, un bicchiere di vino.
Il mondo finisce quando tutti mangiano, e tu no.
Il mondo finisce quando nessuno ti lascia un po' di spazio, finisce quando ti portano via anche lo spazio che era tuo di diritto.
Il mondo finisce nelle lacrime di una madre, in un libro che non si può comprare, nei cassetti rotti di poesie che hanno paura ad uscire, per timore di non essere lette, ascoltate.

Il cielo comincia dove cominciano gli uomini.
Il cielo comincia quando un essere torna ad essere, quando qualcuno si alza e cerca di fare qualcosa, di muovere la polvere che c’è sul sole, per ridare la dignità a qualcuno che l’ha persa.
Il cielo comincia quando comincia il giorno, quando i sogni che si sudano diventano solidi, diventano concreti, diventano realtà viva.
Il mondo comincia quando tutto rinasce, quando quello che offre la vita è anche tuo, e lo sai.
Il mondo comincia quando arrivi in anticipo, e prepari la tavola anche per gli altri.
Un piatto in più, un posto a tavola, e un bicchiere di vino da parte, per chi arriverà dopo.
Il mondo comincia quando il tuo spazio ti viene concesso, e il tuo nome c’è scritto, su quello spazio, è scritto in rosso.
Il cielo comincia nel sorriso di una madre, in un libro letto e prestato a chi non può comprarne uno, nei cassetti rotti perché troppo pieni di poesie, che tutti aspettano di leggere, che non restano più solo preghiere alla notte.
Il cielo comincia in chi ascolta.
Il cielo comincia in chi fa qualcosa per non far crollare il mondo, quando il mondo decide di finire.
Il cielo ricomincerà, Dario.“