Cari lettori... (di Giulia Rummo - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Cari lettori,

è la prima volta che scrivo in questo blog e non vi nascondo che sono emozionato.
In questi anni ho avuto a che fare con tanti ragazzi dei quartieri più malfamati di Napoli e molti dicono che li ho salvati, ma in realtà hanno salvato Loro la mia vita dal orribile mostro della monotonia. Da quel mondo dove tutto è semplicemente ovvio, e ti svegli la mattina senza particolari stimoli che ti spingono ad arrivare alla sera. Ho creato questo blog per raccontarvi di tutti i ragazzi soli che desiderano avere qualcuno con cui parlarle, di tutti quelli che hanno paura di esprimere le loro opinioni e di tutti quelli a cui è vietato vivere la loro età. Un po' per volta vi riporterò tutte le loro storie che ho molto a cuore e che mi hanno insegnato tanto. Sono orgoglioso di questi giovani che hanno avuto la forza di cambiare le cose, andando oltre le loro paure. La parte più bella di questa esperienza è stata quella di trasmettere ai ragazzi l'amore per la vita e naturalmente fondare l'associazione: O' sol' e' Napule. Infatti per me, il sole di Napoli è il sorriso che qualche volta io ho regalato a questi giovani ma che sopratutto loro hanno donato a me.

Non voglio dilungarmi troppo in presentazioni, preferisco dar spazio ai miei ricordi e dar loro voce attraverso la prima storia che abbiamo vissuto, io e i miei ragazzi, che da persone sole ci ha resi un semplice ma meraviglioso "Noi".     

Rosario Cunto


CAPO, SEI GRANDE!!!

Quella mattina non era cominciata bene, non dormivo da due giorni per lavorare al progetto che il capo mi aveva affidato. Dovevo presentarlo il Martedì seguente ai clienti Cinesi e lo stress mi soffocava.
Lavoravo in una società di pubblicità e il mio incarico questa volta era di presentare uno spot per le famose caramelle "Legol".
Arrivò il fatidico martedì, scesi presto da casa e mi diressi a lavoro, volevo essere puntuale. La riunione cominciò alle nove, io e il mio "avversario" Luca Lioni presentammo i nostri rispettivi progetti; il Dott. Kung si congratulò con entrambi e ci disse che la decisione sarebbe stata difficile...
Non dimenticherò mai le parole del mio capo che alle undici, dopo un'ora di interminabile attesa, mi disse: - "Rosario, non te la prendere, ma è stato scelto lo spot di Luca".
Ma come facevo a non prendermela? Tutto il lavoro che avevo fatto era stato inutile. Sentivo come se l'enorme ufficio in cui mi trovavo mi stesse crollando addosso perciò presi la mia auto e andai a fare un giro. Quella decisione fu' il migliore errore della mia vita.
Mi ritrovai in un quartiere di cui avevo un vago ricordo e su un cartello stradale lessi "Ponticelli". Mancavo da anni da quel posto e stentavo a riconoscerlo, tutti i negozi della mia infanzia avevano chiuso e i miei amati murales sbiaditi o meglio del tutto spariti.

Ad un tratto capii di essermi perso, non ricordavo più la strada del ritorno, quando da lontano vidi dei ragazzi che giocavano a calcio, scesi dalla macchina e mi diressi verso di loro per chiedergli delle informazioni.
- Ragazzi, per tornare in centro che strada devo fare? - Quello che sembrava il capobanda mi rispose: - Capo, andate dritto, poi girate a sinistra poi a destra, poi o' semaforo date la carità al marucchino... - ed io, guardandolo dritto negli occhi gli dissi - Wagliò, ma mi stai sfottendo?... - Non l'avessi mai detto!!! Gli altri quattro teppisti che erano con lui cominciarono a ridere, mentre il giovane con un calcio precisissimo al pallone centrò il parabrezza della mia macchina. In un primo momento la rabbia superò la ragione, ma poi decisi che volevo affrontarlo e mi sentii di nuovo un ragazzino.
- Perchè hai fatto questo? - dissi e lui mi rispose - Ma che domande sono? Perchè qua la comando io - ... Risi di gran gusto e i suoi seguaci fecero per attaccarmi ma lui li bloccò, aspettava la mia risposta prima di colpirmi come aveva fatto con il parabrezza.
Sentivo che quel ragazzo aveva voglia di conoscere la mia storia, di capire chi fosse quel tipo... che quella mattina si era presentato nel suo quartiere...e io iniziai a raccontare tutte le cose che da giovane avevo fatto per dimostrare la mia autorità in quel quartiere, lui rimase sbalordito e tutti e cinque i teppisti vollero sapere i particolari della mia infanzia.  Parlammo come vecchi amici per qualche ora e tirammo anche due tiri, stavolta però evitando di colpire la mia macchina. 

Prima di salutarli chiesi i loro nomi, il capobanda mi disse di chiamarsi Alex e mi elencò i nomi dei suoi quattro amici: Marco, Mario, Peppe e Lino. Alex non volle sapere il mio nome, disse solo: - Sei uno grosso, Capo. Domani io e la mia squadra, abbiamo una partita ci serve un mister, lo devi fare tu. Non la voglio mo' la risposta, ci vediamo domani al campetto di viale visconti se vuoi venire. Ti aspetto capo. -
Quel giorno Alex mi conquistò. Era un ragazzo solo, talmente solo da riporre le speranze nel primo estraneo che gli prestava un po' d'ascolto. Sentivo che aveva bisogno di me e io di lui perchè non mi aveva fatto sentire un fallito, come io credevo di essere fino a qualche ora prima.

Il mattino seguente chiamai in ufficio e dissi che non sarei potuto andare perchè avevo un forte mal di testa ma in realtà non ero mai stato meglio in vita mia.  Presi la macchina, mi diressi a Ponticelli, c'era tantissimo traffico. Le lancette dell'orologio correvano ed io stavo facendo tardi alla partita, non volevo deludere Alex. Parcheggiai e corsi sul campetto individuai Alex e aspettai il fischio che indicava la fine del primo tempo. I ragazzi del giorno prima c'erano tutti, mi corsero incontro e mi presentarono i loro compagni. Velocemente spiegai loro una nuova tattica di gioco che li avrebbe portati alla vittoria quasi sicuramente, mi ringraziarono tutti ma io mi soffermai a guardare Alex, gli brillavano gli occhi, era felice.
La partita finì e la squadra di Alex vinse, corsero tutti da me per abbracciarmi e anche le ragazzine che tifavano per i miei piccoli campioni. Io ero felice e Alex urlò a gran voce - Capo, sei uno di noi! -. Io risposi - Alex, da oggi voglio che tu dica "Rosà sei uno di noi".

Da quel giorno non li ho più lasciati e loro sono pian piano cambiati. Frequentano tutti la scuola superiore però a calcio giocano ancora perchè grazie ai fondi dell'associazione O' sol e Napule ho creato l'omonima squadra di calcio e i ragazzi si allenano tutti i pomeriggi. Le ragazze, invece, preferiscono fare il tifo per i loro campioni e mia moglie e la prima ad incitarle. Il mio lavoro è sempre importante per me, do il massimo in ogni cosa che faccio perchè la mattina i giovani sono a scuola ed io devo dar loro il buon esempio! Ma il buon umore ora non mi abbandona mai, anche quando il capo stronca qualche mia idea. Metto un punto e riprendo la vita di tutti i giorni.

La prima storia finisce qui, ma io sono sicuro che questo "Rosario Cunto" ed i suoi ragazzi, vi hanno affascinato e spero che continuiate a leggere le nostre avventure.