Una vita come tante (di Davide Salvati - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Il sole è già alto, coperto da nuvole grigie. Qui nel rione de Gasperi il sole non sorge mai.

Rosario non ha dormito neanche stanotte, il sonno non ha alleviato il dolore dovuto ai pensieri che gli lacerano il buon senso. Rosario stanotte aveva da lavorare.

Ha passato l'intera giornata andando avanti e indietro col suo motorino. << O'russ nu'piezzo ra'ventì >> gli dicevano, <<o'russ è arrivàt coccos e'buonò?>> gli chiedevano. Questa la sua vita. Niente più amici, tutti persi, lasciati dietro da quel motorino che consuma l'asfalto e abbandona i bei ricordi sul ciglio di una strada.

Rosario odia il suo lavoro, ma deve farlo, e bene, deve essere svelto, attento, premuroso col suo carico, non impiegherebbero molto a farlo fuori dal giro.

Sono le cinque del mattino, finalmente torna a casa, sale di corsa le scale del rione, è stanco.

È sempre stato un ragazzo sicuro di se Rosario, spavaldo, il tipico “guappo”. Ma non ne può più e corre.

Col pensiero prepara la valigia, il minimo indispensabile, deve sistemare la sua vita in quell'unico piccolo spazio, prendere i ricordi belli che aveva ormai dimenticato e portarli con se lontano da quel quartiere, lontano da quel motorino.

E ora che fa si ferma? Oramai è fatta. No, Rosario non si è fermato per paura o per coscienza, alla fine degli scalini, una fede, Rosario la raccoglie, nell'intradosso sporco di sangue e polvere c'è scritto “Maria e Pasquale 13/12/1957” la fede di sua madre. Rosario corre. <<perche l'ho fatto?>> si chiede. Lo ha fatto perché era stanco, e i soldi che in fiducia gli avevano consegnato per il carico erano tanti, così tanti da risvegliare il suo corpo, la sua mente, così tanti da assopire il buon senso.

È arrivato alla porta di casa, è affannato, apre di scatto la porta. Fine.

Come hai potuto pensare di fottere il sistema, non sei stato furbo amico mio.

Ci hai provato Rosario ed ora sei macchie di sangue, un corpo freddo, prove di un caso che non verrà risolto. Uno dei tanti che ha provato ad uscire, una bara fra tante che verrà presto dimenticata.

E voi che leggete non state in silenzio e non cercate di tirare avanti, voltare lo sguardo dall'altra parte non serve. E non fate come Rosario, non provate ad ingannare il sistema tanto non ci riuscirete, ma insieme distruggetelo.

“Rosario Cunto, un ragazzo che ha osato troppo”.

“Il popolo di ponticelli, un quartiere che ha sconfitto la Camorra”.

Quale vi suona meglio?