Quella sera (di Daniele Palma - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Il padre era morto drogato, la madre era scappata via di casa abbandonando il figlio e lasciandolo in un convento. Raggiunta un'età matura Rosario si ritrovava per essere uno dei più giovani e il più intelligente della città. Era mezzo moro ed aveva un corpo tozzo e stranamente goffo, ma era ripagato da una grande intelligenza. Egli era come uno spirito incastrato in una forma che però non lo riusciva a rispecchiare e contenere. C'era anche chi diceva che era pazzo. Gli imbecilli lo dicevano. Gli scemi non potevano capirlo. Molti l'accusavano di sprecare la sua intelligenza e di non fare buon uso del suo cervello, ma Rosario ne aveva da vendere di cervello e di spirito. Disegnava, danzava, cantava e amava fotografare; quando qualcuno stava male nell'anima egli provava compassione per costui. Il suo cervello era differente, la sua mentalità non era "pratica". Le così dette "tostone" non lo impressionavano, le definiva "senza nerbo", "senza grinta; tutta esteriorità e niente dentro". La sua indole era affine alla pazzia.

Quella sera era l'anniversario della sua uscita dal convento e per festeggiare andò al Cunto's Bar. Prese solo una grande birra alla spina. Come suo solito stava in angolino del bar, vicino la toilette e come sempre osservava i vari tizi che popolavano il posto. Quella sera era diversa. Nel mezzo della serata si vide avvicinare da una figura: non era ne la solita "tostona" di turno che gli avrebbe riso in faccia, ne il solito cafone con cui litigare, era una ragazza che sfacciatamente gli chiese "Hey tu! Mi offri una birra?".

All'udire di quelle parole Rosario non sapeva che fare, era meravigliato e al tempo stesso irritato, era felice e infelice nello stesso momento. Istintivamente voltò lo sguardo, ancora incredulo dell'accaduto ma la ragazza restò ferma immobile davanti a lui. Lentamente Rosario girò lo sguardo che con un colpo brusco di capo aveva rivolto ad un angolo del pavimento della stanza, e la osservò. Era bella molto longilinea, semplice con un volto spigoloso, capelli chiari e raccolti, due occhi vispi. La ragazza lo osservava, poi con un gesto coraggioso osò: "Piacere, io sono Glenda, ora che ci conosciamo mi offri una birra".

Rosario, confuso e attonito, ordinò una birra per la ragazza, poi si sedette e balbettando disse "Accomodati se devi" ma subito si corresse "...se vuoi..." Glenda non aveva ascoltato nemmeno una parola e si era già seduta, appoggiando una gamba sulla sedia di fronte a lei.


G: "Allora, caro il mio tenebroso, possiamo sapere il suo nome? Anzi no, tu sei Rosario, Rosario lo scemo. Ti chiamano così dalle mie parti...fino ad oggi hai vissuto in Convento, quello delle Clementina, alla fine del viale alberato, hai 19 anni e non hai un bel passato alle spalle. Sei pazzo e..."

R:"tu non sai niente di me!"

G:"...e non hai mai avuto una donna.... Io so tutto quello che c'è da sapere. Ti ho spiato, ho seguito i tuoi spostamenti. Non sono una stalker, sta tranquillo, sono una pazza anch'io…è così che mi conoscono dalle mie parti. Inventare, creare, studiare il funzionamento delle cose è sempre stata la mia passione. Così da 18 anni trascorro i miei pomeriggi in biblioteca a documentarmi e le sere a mettere in pratica quello che ho letto…è così che vivo…e poi ci sei tu, che affacciato da quella finestra scruti il mondo dalla tua prospettiva, che non sei alla moda e che non segui le convenzioni…che sei isolato ma parte del tutto…proprio come il più importante tassello di un meccanismo perfetto.”

Rosario la osservava e sorrideva, emozionato ed incredulo e sussurrava “finalmente”, poi le disse: “Andiamo a fare un giro, ti va?” Glenda prese la giacchetta e s'alzò felice, lui la prese per mano e la condusse fuori dal locale. La serata era tiepida e popolata di gente, Rosario s'allontanò un attimo e le disse “Aspettami qui!”. Fece qualche passo più in la e borbottò qualche parola con una donna di mezz'età che era seduta accanto a un ragazzino mentre mangiava un gelato. La ragazza seguì la scena da lontano. L'acceso colloquio con la donna col gelato durò qualche minuto, fino a quando con un sorriso rassegnato, la donna consegnò a Rosario un foulard coloratissimo seguito da “Rosario trattamelo bene!”.

Il ragazzo, preceduto da un sorriso, raggiunse la ragazza e le disse di chiudere gli occhi, lei lo fece senza esitare. Camminarono per mano per tutto il viale interrotti solo da Glenda che di tanto in tanto diceva “Mi dici dove stiamo andando? Ti prego Rosario!” ma egli sorrideva e scuoteva la testa soddisfatto. Di colpo Glenda sentì un il rumore di un catenaccio che s'apriva, poi sentì sulla pelle un freddo umido, uno sbalzo termico non indifferente e capì ch'era appena entrata in una stanza. Rosario prese una panca e l'accompagnò dolcemente in modo da farla sedere, poi disse “Pronta?  Vai…” La ragazza tolse la benda e guardò di fronte a se…il fiato le venne meno e credette di entrare quasi in apnea. Poi si girò e il cuore continuò a battere sempre più forte, sembrava quasi che scoppiasse.

La stanza era piena di foto, di schizzi che la ritraevano in moltissime pose: quando mangiando le cadde un pezzo di pomodoro sulle scarpe e osservava la macchia infuriata, mentre camminava con una montagna di libri tra le braccia e sembrava quasi che barcollasse, mentre parlava al telefono, e un dolcissimo primo piano mentre guardava la finestra del convento, con quello sguardo profondo, che per Rosario, poteva appartenere solo a lei. Il ragazzo la conosceva da sempre e come lei aveva seguito ogni tappa della sua intera esistenza: “Adesso sembro io lo stalker, ma sei sempre stata l'unica donna degna di essere chiamata tale, l'unico mio interesse al di fuori di me stesso…io sarò pure un ottimo ingranaggio ma tu sei il fulcro del mio intero meccanismo…e senza te non sarò mai perfetto” Glenda s'alzò e lo abbracciò. I due rimasero così ed ognuno dei due si sentiva diverso, ancora parte del tutto, ma finalmente completo e felice.