L’amore vero (di Antonia Tancovi - Liceo Scientifico Calamandrei)

 

Era una mattina soleggiata e calda, per la strada non c'era un'anima, forse erano tutti andati a mare, e come biasimarli? Eravamo verso la fine di Luglio e l'asfalto era rovente, l'aria umida e irrespirabile. Se avessi potuto alzarmi da questa sedia magari ci sarei andata anch'io a farmi un bel bagno, ma per il momento restavo lì a guardare fuori, a guardare Anna che era sempre vicino quel cartellone pubblicitario dove con i suoi amici fumavano tutto il giorno, con la testa che si ritrovava chissà che avrebbe combinato senza una supervisione, sempre buttata fuori a ste palazzine che stavano per cadere a pezzi. Stavolta però  si era vestita davvero bene, aveva i capelli raccolti e un vestitino a fiori, il suo abbigliamento era quasi sprecato nel contesto in cui si trovava, ma la cosa che più mi colpiva è che fosse completamente sola. La guardavo aspettare ansiosa e agitata. Poi d'improvviso apparse una seconda figura. Non era possibile, anche lui si era messo in tiro, stavano davvero per uscire insieme, lei stava per uscire con lui, con Rosario.

Lui le si avvicinò, nella mano aveva un fiore, io l'ho sempre detto che era proprio un bravo ragazzo. Le si avvicinò ancora un po' e glielo porse, lei lo prese e insieme si allontanarono. Magari stavano andando via da questo posto, magari andavano via insieme. Il giorno dopo Anna entra con la spesa, la sistema nel frigo, poi viene a sedersi accanto a me, mi guarda fissa negli occhi, i suoi occhi brillavano come mai prima d'ora, le gambe le tremavano e lei era sul punto di scoppiare. Inizia a raccontare, mi racconta del fiore, mi racconta che lui l'ha portata fuori, mi racconta che sono andati a mangiare un panino insieme, che si sono divertiti e che hanno scherzato per tutto il giorno. Si ferma. Aspetta un secondo e poi, e poi quasi gridandolo dice :<<Mi ha baciata sai? È stato bellissimo, tu non lo puoi nemmeno immaginare cosa si prova. Certo però avrebbe potuto scegliere un posto più romantico. Vabbè non importa, infondo dietro a quello dei panini non è così male, o no? Tu che ne pensi zia?>>. Eh, e cosa dovevo pensare io? Immaginavo benissimo, certo un bacio dato dietro una paninoteca non è il massimo ma io ero contenta per lei, infondo si avvicinava sempre di più, sempre di più a capire il significato dell'amore, quello vero, quello che io provavo per Totò, per il mio amato Totò che mi portava sempre in giro e che sapeva sempre farmi divertire, quelli sì che erano bei tempi.

Da quel giorno le visite che mi faceva Anna avvenivano sempre più di rado, era sempre fuori con Rosario, lei mi mancava ma io non potevo impedirle di uscire, non avrei mai e poi mai ostacolato la sua felicità. Quando veniva a trovarmi però ero contenta, parlavamo tanto e lei mi raccontava quanto fosse felice di aver trovato finalmente un bravo ragazzo. Mi portò a vedere la collana che le regalò per il loro fidanzamento, era piccola ma carina, una catenina d'argento che finiva con tre brillantini, davvero molto carina. Più passava il tempo e più lo ritenevo un ragazzo d'oro non avrebbe davvero potuto sperare in meglio. La riempiva di attenzioni, e passavano insieme tutto il tempo a loro disposizione anche se le liti erano molto frequenti.

L'estate ormai era finita da un po', Anna erano 3 o 4 giorni che non si faceva vedere e poi improvvisamente arriva da me piangendo. :<<Anna che hai passato?>>. Le chiesi istintivamente :<<Zia abbiamo litigato, stavolta però abbiamo litigato davvero, non ce la faccio più litighiamo sempre, non ce la faccio proprio più>>. E cominciò a singhiozzare come una bambina. Passarono giorni e giorni, lei stava sempre con me, non scendeva quasi mai se non per fare un po' di spesa, era sempre triste e giù di morale, spesso incontrava Rosario per strada ma si ignoravano, facevano finta di non vedersi, di non conoscersi, sembravano due perfetti estranei. Non sapevo proprio che fare, mi sentivo così impotente seduta su sta cosa senza poter fare nulla.

Poi mentre la vecchietta parlava si apre la porta :<< Ciao zia! Che fai stai raccontando ancora la storia di me e Rosario?>>. Disse Anna che era appena entrata sorridendo, :<<Mamma dai aspetta zia ha quasi finito, vero zia?>>. Rispose il piccolo Giovanni :<<Dai Giovà che lo sai come va a finire, alla fine tua mamma e Rosario… e mentre finiva la frase entrò Rosario :<<Buongiorno zia! Ancora a raccontare la storia di me e Anna eh?>>. Diede un bacio al piccolo Giovanni che corse verso di lui ad abbracciarlo. Sono proprio una bella famiglia pensò Anna tra sé e sé. Ovviamente Rosario trovò il modo di farsi perdonare, si sposarono e dopo un po' ebbero questo splendido bambino di nome Giovanni. Inutile dire che rimasero a Ponticelli, Rosario non avrebbe mai abbandonato la sua città, e non avrebbero mai abbandonato la zia Anna.